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Ci sono storie che raccontano di sogni, altre di sacrificio e passione. Quella di Salvo Saieva è un perfetto intreccio di entrambe. Originario di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, un paese che conserva con orgoglio la lingua e le tradizioni arbëreshe, Salvo ha costruito un percorso accademico e professionale di alto livello, portando con sé il forte legame con le sue radici.

È arrivato negli Stati Uniti nel settembre 2015, animato dalla volontà di crescere e approfondire le sue ricerche nel campo delle malattie neurodegenerative, con un focus particolare sull’ Alzheimer. Dopo otto anni a Galveston, durante i quali ha conseguito un dottorato di ricerca nel 2021 e ha cominciato la sua carriera da ricercatore, oggi è post-doc presso la UT Health di Houston e un ricercatore affermato nel suo settore.

Parallelamente alla sua carriera accademica, Salvo non ha mai smesso di guardare alla sua comunità. Già attivo nel Circolo del Partito Democratico di Houston, nel 2021 viene eletto al Comites di Houston, e ne diventa tesoriere, in seguito alle dimissioni di Christian Di Sanzo ( nel frattempo eletto deputato nel collegio estero Nord e Centro America ), Salvo decide di candidarsi e viene eletto, diventando così il presidente in carica del Comites.

La sua visione per la comunità italiana in Texas è chiara: creare connessioni, offrire supporto e valorizzare il contributo degli italiani all’estero. Con il suo impegno ha promosso iniziative di grande impatto e dimostrando che l’espatrio non è solo un distacco, ma anche un’opportunità di crescita e di scambio.

Houston è una città in forte crescita e con molte opportunità, ma quali sono le principali difficoltà che un italiano incontra quando si trasferisce qui?

Houston è una città estremamente dinamica e piena di opportunità, ma come ogni grande metropoli americana, presenta delle sfide per chi arriva dall’Italia. Una delle prime difficoltà che gli italiani riscontrano è l’adattamento a un contesto culturale e sociale molto diverso da quello europeo. Qui, ad esempio, la mobilità è completamente diversa: il trasporto pubblico è limitato e possedere un’auto diventa quasi una necessità. Anche gli orari dei negozi e dei ristoranti possono sembrare insoliti per chi è abituato alla flessibilità italiana. Poi c’è l’aspetto climatico: Houston ha estati molto calde e umide, un dettaglio che può risultare difficile da gestire, soprattutto nei primi tempi.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la burocrazia e l’inserimento lavorativo. Molti italiani arrivano qui per studiare o lavorare, e comprendere il sistema americano, dalle procedure per i visti alle normative fiscali, può essere complicato. Ma il vero cambiamento è spesso legato alla mentalità: negli Stati Uniti il networking è essenziale, e costruire una rete di contatti professionali è fondamentale per avere successo.

Quali sono i principali bisogni della comunità italiana a Houston?

Uno dei bisogni più sentiti dalla comunità è stato quello di avere un punto di riferimento, un luogo di ritrovo dove poter creare connessioni e ricevere informazioni utili. Negli anni, il Comites ha lavorato molto su questo aspetto, offrendo agli italiani appena arrivati un orientamento chiaro sulle procedure burocratiche, sulle opportunità lavorative e sulla vita quotidiana a Houston. Il nostro obiettivo è stato quello di costruire una rete di supporto che aiuti i nuovi arrivati a integrarsi più facilmente e a sentirsi parte di una comunità, tramite un sito internet aggiornato e di due importanti strumenti: lo sportello del cittadino, dove i cittadini possono contattarci per informazioni, e la lista dei professionisti che parlano italiano, per aiutare chi ha necessità specifiche.

Che tipo di collaborazione esiste tra il Comites e il Consolato?

Il Comites opera in sinergia con il Consolato per garantire un supporto costante alla comunità italiana. Il Consolato è un punto di riferimento istituzionale fondamentale, e il Comites lavora a stretto contatto con esso per facilitare la comunicazione e offrire informazioni utili ai connazionali. Grazie a questa collaborazione, molte persone hanno trovato un aiuto concreto per orientarsi nei vari aspetti della vita all’estero.  Forniamo ai cittadini tutte le informazioni utili per orientarsi al meglio e possibilmente facilitare l’accesso ai servizi consolari. Il nostro ruolo è quello di essere un tramite tra la comunità e le istituzioni, lavorando insieme per migliorare l’esperienza degli italiani a Houston e non solo. Un esempio concreto è il supporto logistico al Consolato di Houston, il quale ha consentito ai concittadini dell’area di Austin di rinnovare il passaporto durante le cosiddette “giornate del funzionario itinerante“, senza doversi per forza recare a Houston.

Organizziamo, inoltre, eventi di benvenuto, incontri informativi e momenti di networking per facilitare il contatto tra chi è qui da tempo e chi ha appena messo piede in Texas. Uno degli aspetti su cui lavoriamo di più è la creazione di una comunità coesa. Essere lontani dall’Italia non significa dover rinunciare al legame con la nostra cultura e le nostre tradizioni. Per questo, promuoviamo eventi culturali e momenti di aggregazione che rafforzano il senso di appartenenza.

Quali sono i progetti per rafforzare i legami tra Italia e Stati Uniti?

Oltre a fornire supporto immediato, il Comites di Houston ha sviluppato progetti a lungo termine per consolidare i legami tra gli italiani in Texas e il loro paese d’origine. Uno dei progetti più importanti è stato la creazione di una rete di ricercatori all’interno della circoscrizione consolare di Houston, un’iniziativa ambiziosa che ha ottenuto un finanziamento di circa 40.000 dollari da parte del Ministero degli Esteri. Siamo l’unico Comites, oltre a quello di New York, ad aver ricevuto fondi per i cosiddetti “progetti speciali“. Questo risultato, di cui sono particolarmente orgoglioso, ha permesso di connettere ricercatori italiani che lavorano in diversi settori, non solo in ambito accademico, ma anche nella ricerca e sviluppo nelle aziende, con incontri tematici su argomenti di grande rilevanza come la salute mentale, le malattie psichiatriche, le dipendenze da alcol e nicotina, l’Alzheimer e il cancro.

Houston ospita alcune delle strutture di ricerca più avanzate al mondo, come il Texas Medical Center, ed è fondamentale che gli italiani che lavorano qui abbiano occasioni per confrontarsi e collaborare.

Abbiamo ospitato esperti di fama internazionale, creando dibattiti stimolanti e favorendo sinergie tra il mondo accademico e quello industriale. Continueremo a sviluppare questi incontri con l’obiettivo di rafforzare il ruolo degli italiani nella comunità scientifica globale.

L’idea è nata dalla consapevolezza che ci sono tanti italiani che lavorano nel settore della ricerca e sviluppo, ma spesso operano in modo indipendente senza una connessione con altri professionisti del settore. Abbiamo quindi creato una piattaforma per facilitare il networking, la condivisione di esperienze e l’organizzazione di eventi su tematiche di grande interesse.

I progetti, sviluppati in collaborazione con l’ISSNAF( Italian Scientists and Scholars in North America Foundation ), ha dato vita a una serie di incontri di alto profilo, spaziando dalla ricerca scientifica e medica alla cultura generale. Tra questi, si annoverano eventi con lo scrittore Andrea Bajani e con il professor Alessandro Carrera, direttore del Dipartimento di  Lingue dell’Università di Houston. Proprio con quest’ultimo, abbiamo organizzato un incontro con la cantante Amanda Pascali, un’artista italo-americana con un’identità complessa e sfaccettata.

Durante l’evento, Pascali ha presentato la sua traduzione in inglese delle canzoni di Rosa Balestrieri, un’icona della musica siciliana. Per me, ascoltare il mio dialetto trasformarsi in un ponte tra culture diverse è stato un momento di grande emozione, simbolo di quell’intreccio tra radici e nuove esperienze che caratterizza il percorso di molti italiani all’estero.

Quali nuove iniziative stanno prendendo forma per il futuro?

Il focus del Comites è sempre più orientato a supportare gli italiani nel loro percorso professionale e personale, oltre ad un arricchimento culturale. Tra i prossimi progetti ci sono incontri dedicati alle strategie per affrontare i colloqui di lavoro, con la partecipazione di esperti e incontri networking. Allo stesso tempo, stiamo pianificando eventi su temi di frontiera come l’aerospazio, le nanotecnologie e le cellule staminali. Infine, abbiamo in programma eventi con scrittori e giornalisti italiani.

Come descriveresti Houston a chi non la conosce? Quali sono gli aspetti più sorprendenti della città?

Houston è una città che sorprende chiunque ci arrivi. Da fuori, molti la immaginano solo come un grande centro industriale, ma in realtà è una delle città più multiculturali degli Stati Uniti. Qui convivono comunità provenienti da ogni parte del mondo, e questo si riflette nella vita quotidiana: dalla cucina internazionale, agli eventi culturali, alla varietà di lingue parlate per strada.

Dal punto di vista lavorativo, è una città piena di opportunità, grazie alla presenza di settori chiave come l’energia, la medicina e l’aerospazio. Certo, il caldo estivo può essere impegnativo, ma la qualità della vita è alta, con quartieri ben serviti e un ottimo livello di servizi.

Houston è spesso associata a un’immagine conservatrice, ma è in realtà una città molto aperta e multiculturale.  È un esempio perfetto di come una città possa essere diversa dallo stereotipo che la rappresenta. Il Texas ha una reputazione conservatrice, ma Houston è una città cosmopolita, aperta e inclusiva. Questo è dovuto alla presenza di grandi istituzioni internazionali, come la NASA e il Texas Medical Center, che attirano talenti da tutto il mondo.

Spesso si parla di “fuga di cervelli”. Ti riconosci in questa definizione?

È una definizione che non mi piace molto, perché dà l’idea di una perdita netta per l’Italia. Io invece penso che sia più corretto parlare di circolazione di cervelli. Il mio trasferimento negli Stati Uniti non è stato un taglio netto con il mio paese di origine, ma piuttosto un’opportunità di crescita personale e professionale. Chi sceglie di vivere all’estero lo fa per crescere e portare valore, mantenendo un legame con l’Italia.

In che modo mantieni vivo il legame con il Belpaese?

Sono andato via dall’Italia, ma il legame con la mia terra di origine è ancora forte, e sempre lo sarà. Il lavoro che svolgiamo come Comites  è anche un modo per mantenere un ponte tra gli italiani all’estero e la nostra terra, creando connessioni e opportunità per chi vive qui ma vuole restare ancorato alle proprie radici. Molti italiani che lavorano in Texas, e negli Stati Uniti in generale, non hanno lasciato l’Italia per necessità, ma perché il loro percorso professionale li ha portati qui. Sarebbe importante incentivare una maggiore collaborazione tra Italia e Stati Uniti, perché non dobbiamo pensare all’emigrazione solo come un allontanamento, ma come un’opportunità di scambio, crescita e arricchimento reciproco.

Vedi un ritorno in Italia nel tuo futuro?

Non escludo nessuna possibilità, ma per il momento la mia vita è qui. L’Italia è casa, ma Houston è diventata una parte di me. Qui ho costruito la mia carriera, le mie amicizie, la mia quotidianità. È difficile dire dove sarò tra cinque o dieci anni, ma so che il legame con la mia terra non si spezzerà mai. Lo tengo vivo ogni giorno, anche nelle piccole cose. Sono un grande appassionato di sport, e come ogni buon italiano, il calcio è nel mio DNA.

Nel mio tempo libero, seguo la mia squadra del cuore, la Juventus, e cerco di non perdermi mai una gara di Formula 1. Poi c’è la cucina, che per me è un modo per sentirmi a casa. Mi piace cucinare piatti della tradizione siciliana, ma anche sperimentare nuove ricette. Quando posso, mi dedico alla lettura e all’ascolto di podcast, perché credo che continuare ad imparare sia fondamentale. Questi sono i piccoli rituali che mi fanno sentire vicino all’Italia, anche a migliaia di chilometri di distanza.

La passione di Salvo, la sua visione e il suo instancabile lavoro dimostra quanto sia importante avere figure di riferimento che sappiano fare da ponte tra Italia e Stati Uniti. Grazie a persone come lui, la comunità italiana a Houston non è solo un insieme di individui, ma una vera famiglia, unita dal desiderio di mantenere viva la propria identità e di guardare con fiducia al futuro.