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Ci sono terre che sembrano chiederti di partire e altre che ti sfidano a restare. L’Irpinia fa entrambe le cose: ti mette alla prova, ti scoraggia, ti innamora e ti richiama. Chi sceglie di restare lo fa per testardaggine, per radici, per fede nella propria storia. Lo fa perché sente, dentro, che questa provincia dalle infinite valli e dalle ferite mai del tutto rimarginate merita ancora un investimento di amore.
È la scelta coraggiosa di tanti giovani irpini – come Francesco Dandolo e la straordinaria squadra dell’Associazione #Irpiniativogliobene – che hanno trasformato l’appartenenza in un progetto, l’identità in movimento, il territorio in comunità.

Ed è così che anche quest’anno, dal 5 all’8 dicembre, torna il Pino Irpino, alla sua dodicesima edizione: un rito laico di fraternità che ha il sapore della tradizione, il passo del futuro e la forza ostinata di chi non si limita ad amare la propria terra, ma sceglie di custodirla.

Un viaggio senza sosta: 118 comuni, quasi mille chilometri, 60 ore di pura Irpinia

Alle 8 del mattino del 5 dicembre, da Monteforte Irpino, una carovana di giovani riparte per attraversare tutta la provincia.
Oltre 60 ore di viaggio, 118 comuni, soste di 8 minuti ciascuna, storie da ascoltare, volti da incontrare, dialetti da assaporare, emozioni da custodire.
È un pellegrinaggio laico nel cuore della nostra identità: un filo verde che cuce insieme comunità spesso lontane, geograficamente e non solo.

Lo slogan di quest’anno è un abbraccio semplice e potente:
“Irpinia ti voglio bene.”

E non è solo un messaggio, è una dichiarazione di responsabilità.

Il tema 2024: pace, speranza, musica, arte

Quest’anno il Pino Irpino mette al centro pace e speranza, ricordando a tutti che i grandi cambiamenti iniziano con piccoli gesti.
Attraverso musica, esibizioni e arti performative, le piazze si riempiranno di un’energia che sa di rinascita e di comunità.

La raccolta solidale: un dono che pesa poco, ma vale moltissimo

Come da tradizione, la carovana porta con sé una missione concreta: la raccolta alimentare.
Cibi in barattolo, scatolame, caffè – beni semplici che oggi pesano sempre di più sui bilanci delle famiglie in difficoltà.
Un gesto piccolo, un significato grande: ricordare che nessuno deve restare indietro.

L’iniziativa sociale: comunità che si intrecciano, nazionalità che dialogano

L’Irpinia conosce bene il dolore della partenza, ma anche la bellezza dell’accoglienza. Per questo ogni comitato è stato invitato a coinvolgere cittadini di quante più nazionalità possibili.
Lo scopo? Mostrare che una comunità cresce davvero solo quando abbraccia tutte le sue diversità.

E per superare le storiche rivalità di campanile, ogni comitato regalerà al comune successivo un albero di ulivo, simbolo di pace, radici e continuità.

Il contest: 60 secondi di musica per raccontare un’anima collettiva

In ogni piazza, gruppi, associazioni e cittadini avranno un minuto per stupire con canti, danze, performance.
Una sfida a distanza, creativa e contagiosa, che trasforma la provincia intera in un grande palcoscenico condiviso.

Tra giochi, ricerca e partecipazione

Ad arricchire il viaggio:

  • il gioco da tavola Irpinia, storta va, deritta vene”.

    Il gioco della casa editrice Demoela, nato dall’idea di Federica Brogna, illustrato da Gaia Guarino e realizzato graficamente da Shibui Studio, non è soltanto un passatempo: è un vero viaggio nella cultura irpina. Tra proverbi, modi di dire, imprevisti dialettali e tappe simboliche, il tabellone diventa una mappa affettiva della provincia. Ogni casella racconta un pezzo di tradizione, un aneddoto popolare, una piccola ironia che solo chi vive (o ha vissuto) l’Irpinia può comprendere fino in fondo.

    Durante il tour, il gioco verrà portato in piazza come una sorta di “sfida lampo”: un lancio di dadi tra i ragazzi della carovana e i comitati d’accoglienza, trasformando ogni tappa in una micro-partita spettacolare e collettiva. Un modo leggero e intelligente per condividere identità, risate e cultura, rendendo la tradizione non un ricordo immobile ma un gesto vivo, che si rinnova in ogni piazza irpina.

  • un questionario sul benessere psicologico (“Non te ne ncarrecà – o’ cereviello è na sfoglia e cipolla”) per raccontare come il senso di comunità incide sulle nostre vite

  • momenti di dialogo, ascolto, confronto.

Il gran finale: l’accensione del Pino Irpino ad Avellino

Il percorso si chiuderà l’8 dicembre alle 20:30 nel giardino del Convitto Nazionale Colletta, ad Avellino.
Già dalle 19:00 l’attesa sarà un evento nell’evento: disegni, musica, il coro multilingue “Voci d’Europa”, l’entusiasmo contagioso degli studenti.
E poi, l’accensione del Pino Irpino con tutte le decorazioni raccolte durante il viaggio: un rito comunitario, il segno visibile dell’unità di una provincia che, quando vuole, sa essere una sola voce.

Un patrimonio di comunità

Il Pino Irpino non è una semplice iniziativa.
È un atto d’amore collettivo.
È la dimostrazione che la provincia di Avellino, spesso raccontata solo per ciò che perde, sa ancora sorprendere per ciò che crea.
E sa farlo grazie ai suoi giovani, a chi resta, a chi torna, a chi si impegna.

Grazie all’energia di chi crede ancora che questa terra sia casa. Di chi, come Francesco Iandolo e tutti i ragazzi della carovana, sceglie ogni anno di ripetere un gesto semplice e rivoluzionario:
mettersi in cammino.

Perché l’Irpinia, quando la attraversi con il cuore, non è mai davvero distante.
È un’unica grande comunità che non smette di volersi bene.