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La storia è fatta per essere tramandata nei secoli e restituirci quel senso di appartenenza su cui fondare la nostra istruzione e ricordarci chi siamo. Per parlare dei musei di Washington DC bisogna partire da questo concetto e pensare all’approccio alla cultura dei residenti fin da quando sono bambini e con le loro rispettive scuole hanno la possibilità di visitare i siti culturali. È possibile vederli in fila all’ingresso insieme ai loro insegnanti e alle guide turistiche.

Una volta entrati si fermano nei punti più importanti, si riuniscono in cerchio con le loro guide, partecipano attivamente alle spiegazioni, fanno domande e danno spesso risposte corrette con una consapevolezza impressionante, rispondendo in modo eccellente ai grandi stimoli a cui sono esposti fin dalla giovane età.

Entrando all’interno del National Air and Space Museum di Washington è possibile assistere a tutto questo e di conseguenza è facile diventare curiosi come dei bambini quando ci si ritrova di fronte al monoplano Spirit of St. Louis, con cui nel 1927, con Charles Lindbergh alla guida, venne effettuato il primo volo transatlantico senza scalo da New York a Parigi in 33 ore e mezzo.

Cercando su Google è abbastanza facile avere accesso a queste informazioni, ma l’aspetto sorprendente è che la nostra prima fonte a riguardo è stata un bambino che, rispondendo alle domande della guida turistica, è stato in grado di spiegare tutto alla perfezione.

Assistendo a tutto questo anche gli adulti tornano bambini e forse alcuni di loro, andando indietro di qualche anno, giungono alla conclusione che la frase “potrebbe fare di più ma non si applica” non è esattamente un luogo comune. Allo stesso tempo però subentra l’idea che forse non è troppo tardi per recuperare il tempo perso e per sgomberare la mente, rendendola libera e lucida come quella di un bambino, in modo da concentrarsi su cosa c’è dentro il museo, lasciando tutto il resto fuori.

E così percorrendo il museo in senso orario entriamo nella prima sala e ci imbattiamo nel Wright Flyer, aereo progettato dai fratelli Wright, famoso per aver effettuato il 17 dicembre del 1903 il primo volo sostenuto da un velivolo con equipaggio più pesante dell’aria.

Un’invenzione che contribuì a cambiare per sempre la storia americana, nata da due fratelli, Orville e Wilbur Wright, che oltre ad essere degli abili meccanici di biciclette, sono riusciti a lasciare un’impronta indelebile, contribuendo alla creazione di un mondo completamente nuovo.

E così si passa dai primi esperimenti dei fratelli Wright a tutto ciò che avvenne dopo nel mondo dell’aviazione. Dai primi aerei ai droni di oggi che consegnano a domicilio gli ordini online. Si tratta di elementi che contribuiscono oggi a rendere il National Air and Space Museum di Washington un punto di riferimento per la scienza planeraria, la geologia e la geofisica terrestre.

Salendo al secondo piano si entra nel mondo della Nasa e si torna indietro ai tempi in cui l’America sognava la Luna sulle note di “Fly Me to the Moon” nella versione di Frank Sinatra.

La collezione del museo vanta il modulo di comando Columbia dell’Apollo 11, utilizzato per la prima missione che ha portato gli astronauti statunitensi Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins sulla Luna il 20 luglio 1969.

La corsa dell’uomo verso la Luna viene spiegata in modo esemplare nel museo attraverso un percorso che parte dal 12 settembre 1962,  quando il 35esimo presidente degli Stati Uniti John F. kennedy pronunciò il famoso discorso “Scegliamo di andare sulla luna” alla Rice University, in Texas.

 

Un periodo storico che fu segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ma il discorso di Kennedy andava oltre alla semplice rivalità tra i due Paesi. Andare sulla Luna era più una sorta di esigenza, poiché era abbastanza chiaro già da allora che lo spazio era una “nuova frontiera”.

A poco più di un anno da quel discorso, Kennedy venne assassinato con un colpo d’arma da fuoco mentre percorreva in auto un corteo presidenziale a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963, ma il suo concetto di libertà con cui gli americani avevano la possibilità di scegliere il loro destino rimase intatto e così l’obiettivo di Kennedy fu realizzato grazie al successo della missione Apollo 11, portata a termine a sette anni di distanza dal discorso di Kennedy, che oggi riecheggia nei video presenti all’interno del museo.

E così oggi i bambini possono crescere con la cultura di questa consapevolezza e gli adulti hanno la possibilità guardarsi indietro e rendersi conto di quante cose sono state fatte anche dopo il primo sbarco sulla luna, grazie a quella convinzione che solo essendo una squadra si possono raggiungere risultati eccezionali da scolpire nella storia con lo scalpello, anche quando il ritmo dei battiti cardiaci aumentava di fronte alla frase “Houston abbiamo un problema”.