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Guglielmo Marconi è uno di quei nomi che brillano nell’Olimpo dei grandi scienziati mondiali, un visionario che ha portato lustro al nostro Paese trasformando il sogno di una comunicazione senza confini in realtà. Nato a Bologna nel 1874, è considerato un pioniere che ha contribuito a ‘connettere’ il mondo, sfidando le leggi del suo tempo e cambiando per sempre il modo in cui percepiamo le distanze. Con i suoi studi e l’invenzione della radio ha abbattuto i limiti della comunicazione del suo tempo, in cui dominava ancora il telegrafo, realizzando un mondo in cui le informazioni potevano viaggiare liberamente, senza fili, da un continente all’altro. Con i suoi esperimenti e la sua visione, Marconi non fu soltanto un inventore, ma divenne un simbolo del progresso, ottenendo anche il Premio Nobel per la Fisica nel 1909. In occasione del 150° anniversario dalla nascita e il 20° anniversario dell’ateneo che porta il suo nome (la UniMarconi) ho intervistato il Principe Guglielmo Giovanelli Marconi, nipote del grande scienziato e professore universitario, per tracciare con lui un ritratto, anche personale, di questo incredibile personaggio.

Atto di nascita di Guglielmo Marconi – Ufficio dello Stato Civile di Bologna

Lei conobbe suo nonno attraverso i racconti familiari. Che tipo di persona era nella vita privata? In effetti purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, poiché è scomparso nel 1937, mentre io sono nato qualche decennio dopo. Tuttavia, ho avuto l’opportunità unica di vivere a lungo in casa con mia nonna, la Contessa Maria Cristina Bezzi-Scali, che lo sposò nel 1927 e che alla sua morte scelse di non risposarsi, trascorrendo il resto della sua vita, ben 57 anni, insieme a mia madre e a me. Questa lunga convivenza mi ha permesso di apprendere tanto su di lui attraverso le parole di chi lo aveva amato. Un tratto distintivo della sua personalità era sicuramente il profondo attaccamento alla famiglia. I nonni si conobbero nel 1925 a Viareggio, in occasione di un ricevimento che lui aveva dato a bordo dello yacht Elettra, un “laboratorio galleggiante” da lui acquistato nel 1919, per poter condurre i propri esperimenti in tutta tranquillità e lontano da occhi indiscreti. Il panfilo, che per il tempo era di dimensioni considerevoli (70 metri di lunghezza e una ventina di membri di equipaggio), divenne, dopo il matrimonio, anche la casa di mia nonna e di mia madre, nata nel 1930, a cui venne dato il nome di Maria Elettra, a testimonianza del grande amore che lui nutriva per il mare e per il suo veliero. Questa fusione tra casa e spazio dedicato alla sperimentazione, il cui accesso era precluso a chiunque tranne che, sporadicamente, a mia madre bambina, gli permise di raggiungere un perfetto equilibrio fra il lavoro intensissimo e la vita privata.

Guglielmo Marconi e la figlia Maria Elettra – Fonte Guglielmo Marconi

Dove era ancorato l’Elettra? Per la maggior parte del tempo presso lo Yacht Club di Genova, dove aveva un posto barca nel porticciolo Duca degli Abruzzi e a Viareggio, da dove si spostava verso Portofino, Sestri Levante e Santa Margherita Ligure, percorrendo tutta la costa della Liguria che, secondo lui, offriva le migliori condizioni atmosferiche per condurre esperimenti scientifici.

Per Marconi la figura della madre fu fondamentale. Assolutamente sì. Da lei, che era irlandese e si chiamava Annie Jameson (appartenente alla famosa famiglia produttrice del whisky Jameson), prese alcuni aspetti caratteriali, come l’amore per la musica ma, soprattutto, lei fu la prima, e all’inizio l’unica a credere nei suoi sogni. Così mentre il padre lo disapprovava, Annie lo supportava finanziandolo segretamente in modo che potesse comprare i fili di rame, i pezzi di zinco e tutto ciò che gli serviva per creare i suoi apparecchi. Tutto questo fino al dicembre 1895, quando mio nonno riuscì a effettuare la prima trasmissione radiofonica dalla finestra di “Villa Griffone”, la residenza di famiglia a Sasso (oggi Sasso Marconi), fino a una collina distante circa due chilometri. Quel successo segnò la nascita della radio e rappresentò il momento del suo riscatto personale agli occhi del padre.

La radiotrasmittente con ricevitore utilizzata per l’esperimento del 1895-@Author unknown

Come fu la sua adolescenza? Dedicata alla scienza: dall’età di 14 anni passò gran parte del suo tempo nella soffitta di casa, da solo, a studiare e sperimentare, mangiando poco e concedendosi raramente delle interruzioni. Gli unici periodi di pausa dal lavoro erano le vacanze che trascorreva a Cattolica dove la famiglia possedeva una piccola barca a vela.

Marconi da giovane @Published-on-LIFE

Quali altri interessi aveva? Amava profondamente il mare, la letteratura, la poesia e la musica, in particolare l’opera, una passione trasmessa da sua madre, che da giovane si era trasferita dall’Irlanda a Bologna per studiare canto. Da adulto, alcuni dei suoi amici più cari furono il compositore Giacomo Puccini, il poeta Gabriele D’Annunzio e il celebre tenore Enrico Caruso. Memorabili furono le cene e le serate a bordo dell’Elettra mentre era ancorata a Viareggio, località frequentata da tutti e tre. Queste amicizie, fondate su ideali condivisi e una forte inclinazione culturale, lo accompagnarono per tutta la vita. Solo più tardi, si aggiunse anche Luigi Pirandello, che conobbe durante una sosta in Sicilia.

Oltre a essere un uomo di scienza era anche un uomo di fede?  Assolutamente sì, tanto che, in diverse occasioni pubbliche, volle esprimere la sua gratitudine alla Provvidenza, riconoscendole il merito di avergli donato il talento per scoprire le forze della natura. Cresciuto seguendo i precetti della Bibbia in un contesto protestante – con un padre cattolico e una madre anglicana – tornò al cattolicesimo dopo aver conosciuto mia nonna, Maria Cristina. Lei era una donna profondamente religiosa, legata alla corte papale dell’epoca, e figlia del conte Francesco Bezzi-Scali, brigadiere generale della Guardia Nobile Pontificia, un corpo paramilitare del Vaticano formato da famiglie aristocratiche.

La Contessa Maria Cristina Bezzi-Scali con la figlia – Fonte Guglielmo Marconi

Durante il fidanzamento, mia nonna presentò mio nonno al cardinale Eugenio Pacelli, che allora era Segretario di Stato e in passato era stato suo precettore di religione. Questo incontro ebbe un’importanza storica, dato che gli aprì le porte della città del Vaticano, permettendogli di realizzare, su richiesta di Papa Pio XI, la Radio Vaticana, che venne inaugurata Il 12 febbraio 1931 e che venne utilizzata dal pontefice per impartire la benedizione “Urbi et Orbi”.

Pio XI e Guglielmo Marconi all’inaugurazione della Radio Vaticana, 1931 – Fonte Wikimedia

Com’era il suo processo creativo, metodico o intuitivo? Era un equilibrio tra intuizione e metodo, anche se prevaleva l’aspetto intuitivo. Iniziava spesso con un’idea brillante, un’intuizione che lo ispirava. Da lì partiva un processo rigoroso di studio e approfondimento, che si concludeva solo quando ne aveva analizzato ogni aspetto e possibilità.

Arriviamo al 12 dicembre 1901: una data fondamentale per l’umanità. Esattamente. Quel giorno mio nonno trasmise con successo un segnale radio (n.d.r. la lettera “S” in codice Morse) da Poldhu, in Cornovaglia, fino a San Giovanni di Terranova, in Canada, attraversando l’Oceano Atlantico. Questo esperimento dimostrò che le onde radio non avevano limiti di estensione e potevano superare barriere geografiche apparentemente insormontabili. Fu una scoperta che rivoluzionò la storia della comunicazione mondiale.

La prima trasmissione transatlantica effettuata da Poldhu nel 1901 @John-Ambrose-Fleming

Immagino che abbia dovuto pagare un prezzo per il suo successo. Sì, e fu anche molto alto. In primo luogo, sacrificò gli anni dell’adolescenza, dedicandosi quasi esclusivamente alla scienza. Dovette inoltre affrontare lo scetticismo del proprio padre e l’ostilità del mondo accademico. I professori dell’Università di Bologna (dove studiò) infatti lo consideravano un eretico e un rivoluzionario e lo bocciarono per ben quattro volte in fisica, impedendogli di completare gli studi. Infine si trovò a fronteggiare la resistenza dei gruppi commerciali concorrenti, come per esempio le compagnie produttrici dei cavi sottomarini o dei fili telegrafici, che consideravano la radio una minaccia per i loro affari e che cercarono di ostacolarlo con cause legali e ingiunzioni. Lui reagì trasformandosi anche in imprenditore. Nel 1897, infatti, a soli 23 anni, fondò a Londra la “Marconi Company”, la prima compagnia di comunicazione internazionale, con i cui proventi, grazie anche al supporto di investitori lungimiranti che credettero nelle sue idee, riuscì a sostenere autonomamente i costi della ricerca scientifica e a portare avanti le sue rivoluzionarie scoperte.

Antenne Marconi intensité @Guglielmo Marconi et modification F1jmm

Quando capì di aver cambiato il mondo? Nell’esperimento del 1901, quello transatlantico in cui riuscì a provare che le onde radio potevano attraversare gli oceani. Questo straordinario successo gli valse il riconoscimento a livello mondiale, confermandogli non solo di aver raggiunto i suoi ambiziosi obiettivi, ma anche di aver aperto la strada a nuove applicazioni pratiche, come la sicurezza in mare. Un esempio emblematico è legato al disastro del Titanic, che affondò nel 1912 dopo aver urtato un iceberg. In quell’occasione, grazie ai segnali di soccorso trasmessi via radio, 705 dei 2224 passeggeri furono salvati.

Tuttavia, già tre anni prima, nel 1909, la sua efficacia era stata dimostrata durante la collisione tra il Republic, una lussuosa nave passeggeri della White Star Line e l’incrociatore Florida, al largo della costa di Nantucket, nel Massachusetts. Il Republic, considerato una delle navi più moderne dell’epoca, era equipaggiato con un sistema di trasmissione senza fili “Marconi”, all’epoca ancora poco diffuso. Dopo lo scontro con la Florida, a causa di una fitta nebbia, l’operatore Jack Binns riuscì a inviare ripetuti segnali di soccorso, che furono intercettati da altre navi nelle vicinanze. Grazie a queste comunicazioni, fu possibile organizzare rapidamente i soccorsi e salvare tutte le 952 persone a bordo del Republic, che aveva subito danni strutturali critici tali da renderne necessario l’abbandono. Nello stesso anno, il 1909, l’Accademia Reale Svedese delle Scienze conferì a mio nonno il Premio Nobel per la Fisica, che condivise con il fisico tedesco Karl Ferdinand Braun. Questo riconoscimento fece di lui il primo italiano a ricevere un Nobel scientifico, consacrandolo come una delle figure più illustri nel campo della scienza e della tecnologia.

L’affondamento del Titanic -@Author unknown

Che rapporto aveva con le persone? Avendo lottato duramente per affermarsi, rimase sempre un po’ diffidente verso gli altri e  non si lasciava facilmente entusiasmare da chi incontrava. Era tendenzialmente cauto e selettivo, fatta eccezione per gli amici fraterni, come D’Annunzio, Puccini, Caruso e pochi altri. Tuttavia, provava una grande simpatia e predisposizione per i giovani, che gli ricordavano il suo difficile periodo giovanile.

 Guglielmo Marconi con Mr. Thomas Henry Barker e Sir A.J.Jones @Author unknown

E con la fama? Non perse mai di vista le cose davvero importanti. Un giorno mia nonna gli chiese quale fosse il più grande successo della sua vita, aspettandosi che rispondesse “il Nobel”. Invece, lui le disse che la soddisfazione maggiore fu nel 1912, quando si trovava al porto di New York per accogliere i 705 sopravvissuti del Titanic. In quell’occasione, quando i naufraghi capirono che era lui l’uomo a cui dovevano la vita, reagirono con esplosioni di affetto e gratitudine. La riconoscenza di quelle persone rappresentò la vera ricompensa per tutto il suo lavoro. A conferma di ciò ripeté sempre, fino alla fine dei suoi giorni: Le mie invenzioni sono tutte per il beneficio e la salvezza dell’umanità.

Cosa lo rendeva orgoglioso? L’essere riconosciuto e apprezzato fin da molto giovane da personalità di grande rilievo. Un episodio emblematico risale alla fine dell’Ottocento, intorno al 1898-99, quando si trovava a Londra e venne convocato a corte dalla regina Vittoria, ansiosa di avere notizie del figlio (il futuro re Edoardo VII) che si era infortunato mentre si trovava a bordo dello yacht Britannia. Mio nonno, con il suo dispositivo, riuscì a metterli in contatto e questo fatto, di cui scrisse persino il Times, gli procurò grande notorietà. La permanenza in Inghilterra, dove trascorse parecchi anni, gli permise di conoscere una nobiltà curiosa e progressista, particolarmente interessata alla scienza e alla meccanica. Fu un periodo fondamentale per lui, lo stesso in cui fondò la “Marconi Company”, proprio nel cuore di un impero che controllava un terzo della superficie terrestre, tra colonie e possedimenti in India, Sudafrica e Canada. Grazie alla centralità politica ed economica inglese, riuscì infatti a costruire facilmente stazioni radio in tutto il mondo, dall’India allo Sri Lanka. Paradossalmente, il fatto di non essere stato compreso in Italia si rivelò una vera fortuna. Nonostante ciò, lui rimase sempre molto legato al nostro Paese, tanto da rifiutare la cittadinanza britannica.

Guglielmo Marconi nel 1902 @Author unknown

Ci racconti dell’esperienza americana. Nel 1933 con mia nonna Maria Cristina fece il giro del mondo arrivando a Washington, dove furono ricevuti dal Presidente Franklin Delano Roosevelt e da sua moglie Eleanor. Da lì si spostarono a Hollywood, venendo accolti calorosamente da Louis B. Mayer, il celebre produttore cinematografico e fondatore della Metro-Goldwyn-Mayer che presentò loro personaggi leggendari del cinema dell’epoca, come Charlie Chaplin, Paulette Goddard, Mary Pickford e tanti altri. Le fotografie scattate durante quegli incontri sono oggi esposte in una mostra a Palazzo Venezia, a Roma, per celebrare i 150 anni dalla nascita di Marconi.

Mr and Mrs Marconi @Sir Benjamin Stone

C’è qualche innovazione nel campo delle telecomunicazioni che considera una naturale evoluzione delle idee di suo nonno? Sicuramente il cellulare, dato che nel 1933, a Castel Gandolfo, sviluppò per il pontefice quello che potrebbe esserne definito l’antenato: un innovativo dispositivo composto da due grandi armadi montati su automobili e con un operatore che comunicava con l’altro veicolo.

Se fosse vivo oggi, secondo lei che rapporto avrebbe con la tecnologia? Sicuramente, sarebbe molto affascinato da quella applicata alla medicina, al soccorso e alle emergenze, settori in cui avrebbe visto un enorme potenziale per aiutare l’umanità; proverebbe invece poco interesse per l’aspetto voyeuristico e sociale.

Com’è cambiata la radio nel tempo? Secondo me, gli obiettivi restano gli stessi: quando, ancora oggi, delle vite vengono salvate nel Mediterraneo, vedo la missione di mio nonno che continua. Poi ci sono gli aspetti sociali dell’informazione e della compagnia, fondamentali ora come nel passato.

 La vostra famiglia è molto attiva nel mantenere viva la memoria di suo nonno Fino alla sua scomparsa nel 1994, mia nonna Maria Cristina è stata una preziosa testimone diretta della storia. In occasione di anniversari e ricorrenze, come i 100 anni dalla nascita nel 1974 o il centenario del primo esperimento di Sasso Marconi nel 1995, la nostra famiglia ha sempre celebrato e condiviso il valore della sua eredità. Nel 2024, per i 150 anni dalla sua nascita, sono state organizzate importanti iniziative, tra cui una mostra a Roma alla cui realizzazione abbiamo contribuito. L’esposizione, che raccoglie una ricca collezione di documenti storici, è ospitata tra il Vittoriano e Palazzo Venezia e, grazie al contributo dell’Istituto Luce, include anche filmati d’epoca, tra cui quelli dell’inaugurazione della Radio Vaticana e del primo esperimento transatlantico del 1901.

Il Principe Guglielmo Giovanelli Marconi, la madre Elettra e la moglie Vittoria

Nell’anno appena concluso si è celebrato anche il ventennale di UniMarconi. Fondata nel 2004, è la più antica università telematica d’Italia. Qui io sono docente di economia e amministrazione, e questo rappresenta quasi una “rivincita” rispetto ai torti subiti da mio nonno in campo accademico, anche se poi ricevette una trentina di lauree “honoris causa” in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Inghilterra.

Il Principe Guglielmo Marconi e il giornalista Sandro Sassoli all’ingresso di UniMarconi

C’è qualcosa che vi accomuna in modo particolare? l’amore per la storia. Ogni volta che partiva con l’ Elettra per un nuovo porto, s’immergeva per intere serate nella lettura di atlanti storico-geografici, studiando tutto con grande curiosità, mentre fumava un sigaro e sorseggiava del brandy. Credeva fermamente che storia e progresso dovessero andare di pari passo, perché il miglioramento dell’umanità non può prescindere dalla sua memoria.

Ci regali un’ultima curiosità. La sua era una personalità davvero poliedrica ed eclettica, tanto che fu anche il primo cronista sportivo della storia. Alla fine dell’Ottocento, infatti, coprì l’evento dell’America’s Cup, trasmettendo le notizie alla stampa attraverso la radio e diventando così il primo giornalista radiofonico di cronaca sportiva.

 

Per chi volesse approfondire è visionabile il trailer “Marconi 150” (recentemente premiato al “Roma Film Festival”). Testo e regia di Sandro Sassoli, voce narrante Luca Ward, musiche originali Damiana Natali, contributo UniMarconi

https://drive.google.com/file/d/1V9ofSkEaR16mHIy6qtBHgHNRLtcjr_YH/view?usp=sharing

 

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