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Ci sono storie che cominciano con un urlo e storie che cominciano con un silenzio. Questa è una storia che nasce da entrambi. In Italia c’è un esercito che non sfila nelle parate, non compare nei telegiornali e non riempie le piazze. È un esercito di bambini. Bambini che un giorno si svegliano e scoprono che la parola “mamma” non ha più un corpo a cui aggrapparsi. Bambini che imparano troppo presto una frase che nessun bambino dovrebbe pronunciare: «Papà ha ucciso la mia mamma.» E dentro quella frase c’è tutto. Il sangue, la paura, la casa trasformata in scena del crimine, c’è l’infanzia che si spezza.

I figli invisibili del femminicidio

Per anni, di questi bambini nessuno ha parlato davvero. Roberta Beolchi ha deciso che quel silenzio doveva finire e lo ha fatto con la presenza. Restare accanto a quei bambini quando le telecamere se ne vanno. Restare quando la tragedia diventa burocrazia, tribunali, servizi sociali, case nuove e vite da ricostruire. Restare quando il dolore non fa più notizia. È da questa scelta che nasce l’Associazione Edela, di cui Roberta Beolchi è la Fondatrice, che organizza percorsi terapeutici, progetti educativi ed attività creative. Aiuta i bambini e anche le famiglie affidatarie che si trovano improvvisamente a custodire ferite enormi.
Un luogo dove quei figli non sono più un dettaglio della cronaca ma il centro di tutto, dove psicologici, educatori e professionisti li aiutano a ricostruire ciò che la violenza ha distrutto. Perché dietro ogni femminicidio c’è una storia che raramente viene raccontata fino in fondo.

Una fiaba per insegnare il rispetto

Ma un giorno, incontrando quei bambini, Roberta si è resa conto che per parlare di violenza, di rispetto, di amore sano, i convegni non bastano. Gli adulti discutono, i bambini ascoltano e spesso non capiscono e così ha deciso di parlare ai più piccoli prima che diventino grandi scrivendo una fiaba che si intitola Fata Mamy e la Magia dell’Amore (Graus Edizioni). Nel racconto c’è una mamma, Margherita, che torna sulla Terra come Fata Mamy per guidare i suoi figli. Dentro quelle pagine i bambini imparano cose che spesso gli adulti dimenticano, che l’amore non è possesso, che un “no” va accettato, che le differenze sono ricchezza e non minaccia, che la violenza non è mai la soluzione. Dal primo maggio partirà anche un concorso nazionale legato alla storia di Fata Mamy, rivolto alle scuole elementari, alle medie e persino alle scuole calcio.

Il Premio Edela

Il progetto, però, non si ferma lì. Attraverso l’Associazione è nato anche il Premio Edela, un riconoscimento dedicato a chi nel proprio lavoro ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Le prime edizioni si sono svolte nel Salone d’Onore del CONI, l’ultima alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Ogni anno il premio riaccende i riflettori su quei quasi tremila minori italiani che vivono una tragedia doppia e silenziosa.

Quando una storia diventa possibilità

Alla fine, la storia di Roberta Beolchi non è soltanto la storia di un’associazione, né di un libro, né di un premio. È la storia di una domanda che riguarda tutti noi. Che cosa succede ai bambini quando la cronaca smette di raccontare? Lei ha deciso che la risposta non poteva essere il silenzio così ha costruito un luogo dove il dolore può trasformarsi in futuro e ha scritto una fiaba per insegnare ai più piccoli ciò che molti adulti ancora non hanno capito, che l’amore non distrugge. Forse il mondo non cambia con una fiaba, ma una fiaba può cambiare il modo in cui crescerà una generazione e quando questo accade, una storia non è più solo una storia, ma diventa una possibilità.

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