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Tra le tante sorprese di Storia della mia famiglia, serie italiana di successo targata Netflix, una delle più belle porta il nome di Demetrio. Un personaggio che, senza grandi gesti o lunghi discorsi, è riuscito a imporsi come uno dei più intensi della serie. La sua forza sta nella capacità di ascoltare, di esserci, di lasciare spazio agli altri ed è proprio questa apparente semplicità ad aver conquistato il pubblico.

Il merito è di Antonio Gargiulo, interprete di grande sensibilità che da anni costruisce il proprio percorso artistico lontano dai riflettori. Dal teatro alla televisione, passando per collaborazioni prestigiose e una continua ricerca sul mestiere dell’attore, Gargiulo ha sviluppato uno stile personale fondato sull’essenzialità: togliere invece di aggiungere, suggerire invece di mostrare.

In questa conversazione abbiamo ripercorso il lavoro dietro Demetrio, il significato della gentilezza, la riflessione sul desiderio di paternità e sul paragone con Massimo Troisi, fino ad arrivare al suo nuovo spettacolo Mi chiamo Antonio. Il risultato è il ritratto di un interprete che ha fatto della verità scenica la propria cifra artistica e umana.

Il silenzio come presenza

«Demetrio ascolta suo malgrado, non è uno psicologo –  spiega Antonio – Ha un carattere che gli permette di assorbire e a volte chi non dice niente è proprio quello che a un certo punto dice: ma vi rendete conto di quello che state facendo? » È un rivelatore, Demetrio, un personaggio che non cerca mai il protagonismo, ma che finisce per diventare uno dei pilastri della serie. Attraverso il suo modo di ascoltare e di accogliere gli altri, riesce a mettere in luce fragilità, paure e desideri di chi gli sta accanto.

Antonio racconta che ci sono due ragioni dietro questa scelta interpretativa. La prima è personale, ha costruito Demetrio su persone reali che ha incontrato nella vita, uomini e donne capaci di un ascolto autentico. La seconda è tecnica, maturata in anni di lavoro con attori di grande personalità: «Meno fai, meglio è. Se due cani abbaiano insieme non esce niente. Se uno abbaia forte e l’altro meno, si crea qualcosa di drammatico e vero.»

Il risultato è un personaggio che fa ridere, commuove e resta. «Se l’avessi visto fatto da qualcun altro – confessa Antonio – mi avrebbe fatto morire dalle risate.»

La rivoluzione gentile

In un’epoca in cui sembra contare solo chi alza di più la voce, Demetrio sceglie la gentilezza e il pubblico lo ha premiato con un affetto inaspettato. «Sento che le persone hanno raggiunto un limite. Non è più gestibile questo fatto di essere prepotenti, di imporsi sempre. Sono sicuro che si stia andando verso un’altra forma di affermazione della propria personalità: la gentilezza, la generosità, l’amorevolezza, la gratitudine. Cose che fino a poco tempo fa venivano scambiate per debolezza.»

Antonio chiama questo cambiamento “una rivoluzione gentile” e ne è felice. Anche nella vita quotidiana, racconta, ha imparato a prendersi un secondo in più prima di reagire. «Non sono San Francesco – precisa sorridendo – ma quel secondo in più cambia tutto.»

“Mi accontento di essere il vecchio Gargiulo
Tra i commenti che hanno accompagnato il successo della serie, molti spettatori hanno accostato Antonio a Massimo Troisi. Un paragone enorme, soprattutto per un napoletano. Come lo vive?

«All’inizio mi ha spaventato. Pensavo: “ora la gente crede che voglia fare Troisi.” Io sono Antonio. Poi qualcosa è cambiato. Adesso rispondo scherzando: “mi accontento di essere il vecchio Gargiulo.” Perché questo accostamento significa far parte di un fiume, di una storia molto più grande di me e ci sto pure io. Significa che sono calato nella mia storia, nella mia tradizione, equesto mi rende felice.»

La paternità e Demetrio

Uno degli aspetti più originali della serie è il modo in cui affronta il tema della paternità. Non solo quella di Gaetano, padre ingombrante e assente al tempo stesso, ma quella silenziosa e profonda di Demetrio, che si ritrova ad accudire figli non suoi e a desiderare un figlio che, alla fine, non è neanche biologicamente suo.

Nella narrazione contemporanea il desiderio di maternità trova spesso spazio, mentre quello di paternità rimane più in ombra. Storia della mia famiglia sceglie invece di raccontare anche questo bisogno, con delicatezza e profondità.

«Dare amore a un essere che non esiste ancora, che sta appena comparendo, penso che sia l’atto d’amore più grande. Demetrio non è semplicemente un uomo che vuole un figlio. È qualcuno che ha tanto amore da dare e che, per vari motivi, non lo ha ancora espresso fino in fondo.»

L’attore a tutto tondo

Prima di Demetrio, Antonio Gargiulo ha costruito la sua carriera con la costanza di chi sa che il telefono non suona sempre. Anni di teatro e di formazione accanto a figure come Toni Servillo, Danio Manfredini, Serena Sinigaglia, poi la televisione con Maurizio Crozza, imparando che anche un gesto minimo può raccontare tanto di un personaggio.

Quest’inverno Antonio ha scritto un monologo autobiografico, Mi chiamo Antonio, diretto insieme ad Alessandro Brucioni, che racconta un periodo di crisi, la fine di una relazione, un viaggio per l’Italia, i vicini di casa di Milano, i ricordi di Napoli. Uno spazio condiviso tra lui e il pubblico, senza fratture tra platea e palcoscenico, con l’improvvisazione come motore.

Il monologo debutterà a Livorno a fine settembre e, chissà, forse prima o poi arriverà anche oltreoceano. «Bisogna sempre sognare. Non ci sono limiti in questo e non costa niente.»

Quella stessa idea di teatro come luogo di incontro emerge anche dai progetti che porta avanti al di fuori del set. Tra questi c’è Generazione Disagio, collettivo artistico nato per raccontare con ironia e intelligenza le contraddizioni della contemporaneità. Un’esperienza che Antonio descrive come uno spazio di ricerca e condivisione, dove il teatro diventa uno strumento per interrogarsi sul presente e creare comunità, ben lontano dall’idea dell’artista chiuso nel proprio mondo.

Prima ancora del talento, Antonio Gargiulo colpisce per la sua disponibilità al confronto. Parla del mestiere con gratitudine, dei successi con misura e dei sacrifici con una sincerità rara. Non rincorre scorciatoie, ma continua a costruire il suo percorso un passo alla volta, con la convinzione che ogni esperienza abbia un valore. Forse è anche per questo che Demetrio è arrivato al pubblico con tanta forza, perché dietro a quel personaggio c’è un attore che crede davvero nella gentilezza, nell’ascolto e nella possibilità di raccontare essere umani, prima ancora che protagonisti.

E guardando il cammino fatto finora, è difficile non pensare che questo sia soltanto il primo capitolo di una storia ancora tutta da scrivere.

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